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May 28 Boh...!Porca miseria non mi capisce manco il prete nel confessionale!!! ![]() PS: non è che parli ostrogoto sia inteso ... e che cacchio!!! May 27 Messaggio della TIMAlla tua età è facile innamorarsi no, guarda.. è difficile ma è la persona giusta? ma che tiri pure! fai il Test esempio: scrivi TEST LUCA SARA e manda un sms al... ma vai a ca....!!! May 25 Riesco a capire anche il motivo per cui non mi sforzi più di tanto nel comprendere il testo delle canzoni inglesi Sarei capace di sentirmi i rutti di Merilyn Manson e sorridere soddisfatta nell'ascoltare i suoi suoni senza voler in alcun modo approfondire il suo testo. Infatti trovo interessanti i suoni e non lo sforzo dell'autore di comporre un concetto profondo. Preferisco i musicisti e non i parlatori di pensiero che vanno avanti in filastrocche. Associo la superficialità alla canzone di denuncia. Non ascolto musica per farmi una cultura di pensiero ma una cultura musicale fatta di suoni e non di concetti. Se volessi ascoltare il pensiero, i concetti, l'idea o la denuncia preferisco scegliere un libro, un manifesto, un saggio, una ricerca e obbiettare o accettare con la pienezza delle parole in prosa e non intendere il concetto forse voluto esprimere e non effettivamente comprensibile limitato al 4/4. Quando le canzoni parlano di sentimenti che nella mente sono come musica, percezioni dall'esistenza e dall'utilità pratica e razionale inspiegabile, le preferisco: solo in questo stato la canzone è vera espressione di arte. ![]() May 24 Il giardino segreto dell'uomo moderno Eh sì il mondo è cambiato, forse non del tutto ma in qualcosa sicuramente e quel qualcosa lo si riconosce dalle notalgie che con il passare degli anni si rimpiangono, o quel qualcosa che ora ci fa ridere, o addirittura sorprendere credendo che la gente di un tempo fosse più scema di quella del presente. Ciò che induce ad un mutamento è il come vengono affrontate le esigenze sociali, i mutamenti dei bisogni degli individui producono nuove necessità e le nuove idee determinano le epoce. Stiamo entrando in una nuova epoca, lo affermo perchè ho notato (nel mio 25ennio) mutamenti definitivi. Non so di preciso cosa possa pensare la gioventù odierna ma come minimo riesco ad intuire il pensiero della massa che crea i presente e di cui io fedelmente ne faccio parte. Quando toccherà alla gioventù odierna affrontare la società avrò anch'io mutato un pò la mia idea e riuscirò a vivere un'altra fase della nuova società. All'inizio di questo mio documentario personale sull'evoluzione della società odierna ogni invenzione tecnologica segnava l'inizio di una nuova "epoca" tra virgolette, perchè è sempre la stessa. Sono stata una dei primi bimbi che usava il DOS per giocare, da adolescente c'erano le sale giochi con le console a gettoni, le merendine e i ghiaccioli si tramutarono in calippi, si dovevano per forza comprare le scarpe nike a adidas altrimenti non si era trendy, si è passato dall'ascoltare la musica sul nastro magnetico al compact disc... e si è concluso il tutto con l'acquisto del primo telefonino nell'età adulta. Ora queste novità tecnologiche che possono far cambiar vita non hanno più il loro effetto sulla società perchè pare che la società in quest'epoca si accontenti di ciò che ha avuto e non ne ricerchi altre... effettivamente l'attenzione è spostata verso altro... ma come un cecchino che cerca il suo obbiettivo in mezzo alla folla (che brutta metafora lo ammentto) non sa ancora dove puntare per sparare il suo colpo. Stiamo vivendo in un periodo in cui tutto e tutti interagiscono tra loro, la comunicazione tra gli individui è diventata talmente facile che questa unione tra popoli ha reso più individualista l'individuo. L'uomo ora pensa e agisce solo per sé, è diventato più egocentrico e nel contempo paradossalmente accetta gli altri da sé più diversi come per possedere il giardino più florido di specie di vegetali il più possibile esotiche per il solo piacere di averlo e non per vero amore per il pollice verde ma per auto contemplarsi superiore al vicino che coltiva la sola insalata autoctona. Allora vedi che spuntano moralisti ancora legati alla vecchia concezione degli uomini buoni e degli uomini cattivi, che a differenza dell'uomo moderno (che coltiva il suo giardino e si auto crogiola del suo bel lavoro e limitandosi a guardare con stizza chi coltiva solo insalata) non perdono occassione di criticare tutto e tutti, a voce alta pubblicizzano il loro giardino "multi etnico" perchè loro che lo dicono e lo fanno notare ce l'hanno davvero mentre chi tace o in segreto lo custodisce è solo un falso bugiardo! A volte chiedono ai vicini l'insalata autoctona solo per avere il loro giardino più vario ovviamente continuando a sottolinearlo: se non si dovesse notare? sono il migliore e gli altri degli uomini cattivi! Alla faccia della superbia! Ad ogni modo la maggior parte degli uomini anche se egocentrici coltivano il loro giardino in segreto e rispettano comunque chi coltiva solo insalata perchè se il loro vicino chiede il seme della loro specie preferita sono felici di darglielo perchè egocentricamente felici che qualcuno abbia notato il loro giardino non pubblicizzato e che il vicino iniziando a coltivarne uno suo ricco di specie diverse potrà un giorno condividere con il suo vicino un altro seme magari sconosciuto che potrà aiutarlo di conseguenza ad arricchire il proprio. ![]() May 16 La marcia degli ipocritiContinua la storia.... Deisy è una piccola ragazza graziosa che si fa notare sia per la sua non classica bellezza sia per il suo fascino misterioso che emana già dal primo sguardo. Non è una ragazza facile, i ragazzi che le sono vicino non sanno come avvicinarsi e guidati dalla loro immaturità la evitano per incopetenza. La piccola Deisy si sente invece brutta e inaccettata, percepisce l'impatto che positivo emana verso gli altri ma dopo un pò quel atteggiamento di rifiuto che sente pervadere gli altri la rende dubbiosa e insicura di sé stessa. All'inizio pensò al carattere: forse il suo era talmente odioso da infastidire chiunque. Analizò attentamente ogni situazione per capire l'errore: analizzò se stessa e gli altri, sviluppò un intuito geniale per scegliere nelle situazioni l'alternativa di comportamento più giusta alla sua pacifica morale. Notò che le sue scelte di modestia e di perbenismo risultavano inutili per avere quel pizzico di popolarità che la poteva rendere serena altre ragazze anche mediocri nell'aspetto o volgari nell'espressione e nell'atteggiamento avevano per così dire la meglio nelle relazioni con i coetanei... le stesse ragazze che la evitavano nel gruppo che sceglievano la sua compagnia sempre e solo lontano da ragazzi e solo quando o erano effettivamente sole o se avevano bisogno di un suo favore. La meschinità si faceva strada nella vita di Deisy tanto ricca di persone che la evitavano per come era... Deisy non sapeva più che fare: se restava in disparte faceva il loro gioco e di certo non migliorava la sua situazione, se iniziava a frequetare le persone che il destino le ha presentato come unica alternativa di vita sociale doveva stare al loro gioco, subire le loro decisioni e lasciare che la sua vita fosse guidata dalle loro scelte... La piccola Deisy un giorno di domandò: "se diventassi famosa, non solo ricca ma per di più famosa, tutti gli estranei mi ammirassero, come si comporterebbe chi realmente ha avuto la possibilità di vivermi e che oggettivamente non lo ha fatto?" ... si sà... divenatare famosi è un evento difficile... ed essere amato da degli sconosciuti è difficile da accettare specialmente per chi vorrebbe essere amato dalle persone che gli sono intorno... E tra gelosie, false promesse e perbenismo la marcia degli ipocriti continua a macinare chilometri... Come continuereste la storia di Deisy? Per voi riuscirà a superare questa difficoltà sociale? Come la vedete? ![]() May 15 Opportunismo Se sto sulle mie non dando retta alle persone rischio di sembrare asociale anche se sinceramente non lo sono. Quando invece comincio a conoscere le persone e imparo man mano ad apprezzarle si dimostrano alla fine solo opportuniste. Era meglio quando stavo sulle mie, almeno evitavo la delusione... potevo ancora credere nella possibilità che quelle persone fossero speciali, invece sono come il resto della feccia. Rassegnata e delusa ![]() e qui candidamente le mando a quel paese May 09 Nome per una miciaHo la micetta che vedete qui in foto e non ha ancora il nome ![]() Come la chiamiamo questa graziosa micetta? Vi comunico che è molto coccolona May 03 Star Trek - XI film WAAAAAA! il film di Star Trek!!!! dopo tutta questa serie di trasposizioni di anime in film, era ora che riproponessero in una nuova veste, più moderna la saga di fastascienza per eccellenza! l'unica a mio avviso di quell'epoca, in un'epoca nella quale io ero solo una bimba, l'unica serie fantascientifica perchè Star Wars (che non mi è mai piaciuto) è oggettivamente solo una banale serie fantasy. Star Trek è la migliore! mi piace il soggetto, il viaggio spaziale alla ricerca di nuovi confini, l'integrazione tra le razze di alieni e la voglia di costruire nuove alleanze, waaa mi piace tantissimo!!! Dal promo il film viene introdotto da una musica incalzante come nell'Akira di Otomo ^^ si vede Kirk giovane ed è quindi un prequel della serie. Ovviamente i tempi sono cambiati e il film si allontanerà dallo Star Trek che conosciamo, ma è giusto così, l'analisi introspettiva che pare ci aspetti in questo film sui personaggi Kirk e Spock mi piace, la guerra contro i Romulani giustifica gli effetti speciali, e devo dire che appena ho visto l'immagine dell'Enterprise quasi mi sono commossa ^^ Riporto un articolo che ho trovato in rete: il film uscira contemporaneamente in tutte le sale americane, europee e anche italiane l'8 maggio! Devo assolutamente andare a vederlo!!! ^_^ Gli eroi di Star Trek da giovani02 maggio 2009| RENATO TORTAROLOIl vero appeal di “Star Trek”, venerdì sugli schermi di tutto il mondo compresi quelli italiani, è di svelare a un pubblico ormai affranto dalle più disparate sciagure che esiste anche l’ottimismo. Strano, perché la serie nata dalla fantasia di Gene Roddenberry, che da morto ha dato il nome a un asteroide e a un cratere su Marte, non è particolarmente rasserenante. Ha un seguito planetario, ma a dirla tutta dopo l’esordio televisivo nel ’66 non ha avuto particolare fortuna. Il culto per la Enterprise, i suoi dinamici navigatori dello spazio, il capitano Kirk, il vulcaniano Spock e il dottor McCoy si è alimentato successivamente con la sfida più esaltante per un essere umano: oltrepassare qualsiasi frontiera. Basta per definirla una grande saga sul coraggio? Evidentemente sì, se dopo anni di televisione e dieci film, non tutti di strabiliante successo, si è pensato bene di fare un prequel: ovvero di raccontare la formazione professionale e morale di quel pugno di eroi del futuro. Insomma, di far vedere Kirk, Spock e tutta la brigata da giovani, quindi molto meno problematici di come diventeranno in seguito. E qui il film di Jeffrey Jacob Abrams, 42 anni di New York, eclettico come produttore e sceneggiatore, da “Armageddon” a “Cloverfield”, passato alla regia tre anni fa con “Mission Impossible III”, centrando subito l’incasso monstre di 400 milioni di dollari, prende una piega curiosa. «Non sono mai stato un fan di “Star Trek”» confessa, riconoscendo un gap generazionale fra gli adepti della Enterprise e i devoti, molti di più, delle epiche battaglie della saga Star Wars. E come succede a tutti quelli che mettono mano nel passato altrui, l’effetto è una turbina di sensazioni opposte. Battaglie intergalattiche, la Federazione Unita dei Pianeti contro i Romulani, il viaggio nello spazio come chiave per aprire tutta una serie di porte interiori. E, soprattutto, l’amicizia che legherà per sempre il ribelle Kirk e il semi-umano Spock. Non è poco per un progetto che, come spiega lo stesso Abrams, «ha mantenuto lo spirito di quarant’anni di fiction, ma è stato prodotto con tutta la macchina organizzativa di oggi». Consideriamo per un attimo che Abrams è già stato definito lo Steven Spielberg del terzo millennio, ma nessuno tira in ballo George Lucas, il visionario che ci ha inculcato l’idea di grandeur galattica, di scontro dell’anima fra bene e male, di forza che viene dal profondo e può sovvertire la più spietata delle condanne. Ottima lezione per il regista che però si è guardato bene dal fare un cocktail dei due generi, di filtrare una storia nell’altra, con il rischio di far infuriare i fans delle opposte fazioni. Ma “Star Trek” cosa rappresenta oggi? Non il serial diventato culto, ma proprio questo nuovo film che, per prudenza, non ha voluto essere numerato come undicesimo della lista? Intanto Abrams ha scelto tutti attori giovani, con la sola eccezione di Eric Bana, un tipo versatile passato da “Hulk” a “Troy” a “Munich”, nel ruolo del mefistofelico Nero, capo dei Romulani. Nella parte di Kirk, appartenuta a William Shatner, ha voluto Chris Pine, dal volto mobile e corrucciato, ma non quanto i vari cavalieri Jedi di Star Wars, mentre per il personaggio più atteso, l’ufficiale scientifico alieno Spock è stato ingaggiato Zachary Quinto, che anche il pubblico italiano conosce bene per essere l’efferato Sylar nel telefilm “Heroes”. C’è qualche somiglianza? Affatto. Il lavoro ai fianchi di Abrams è proprio quello di allontanarsi quanto più possibile dall’originale, senza tradirne lo spirito ma infondendo al film una nuova luce romantica, una forza che anticiperebbe la più radiosa delle rivincite americane dopo la battaglia contro il terrorismo, due guerre in Oriente e una crisi economica che si è subito trasformata in una Waterloo dei valori. Quando uscì nel 1966, “Star Trek” voleva sganciare l’umore plubeo della nazione americana dal regicidio del presidente John F. Kennedy a Dallas, dalla guerra in Vietnam e dall’impasse nella battaglie per i diritti civili. Se c’era una frontiera, dopo lo sgomento per la morte di Kennedy, era quella dell’Enterprise con il suo equipaggio interazziale, con il primo bacio televisivo fra un bianco e una nera, lei era l’incantevole e sexy Nichelle Nichols, e con l’ultima e più cruenta battaglia contro ogni tipo di totalitarismo, puntualmente rappresentato dagli alieni infami e crudeli, ma sottitendendo i regimi comunisti della Guerra Fredda. Quarant’anni dopo, crollato ogni Muro, l’unica angoscia dei boys di “Star Trek” è capire cosa sia giusto o sbagliato per la propria esistenza, non per le idee frantumate dalla grande battaglia della Federazione. In questo senso, è un progetto in linea con i tempi. Dopo “Dark Knight”con lo scontro di anime lacerate fra Joker e Batman, è superfluo per qualsiasi regista di buon senso che occuparsi del lato oscuro, come succede anche in “Quantum of Solace” per l’indefesso Bond, sia una perdita di tempo. Meglio puntare a un’interpretazione positiva dell’interminabile viaggio della Enterprise. Anche se il buio eterno è rischiarato dalle battaglie, questi giovani guardiani dell’ottimismo hanno la faccia giusta per essere verosimili anche oggi. Sulla Terra, ovvio. Dove il buio è anche più frequente. fonte qui |
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